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06/08/13

b.g.m.o.l.e. (Gherardo Bortolotti) : Quando arrivarono gli alieni





Seguivamo le vicende delle nostre settimane come storie di un’età parallela, come intrecci secondari in cui la merce era innocente, le immagini infinite. Nel corso delle giornate, alcuni parlavano agli alieni, accettavano di assistere alle cose dal punto di vista di chi non ha ragione, di chi riconosce al mondo le sue necessità, i suoi bisogni, anche crudeli. Non capivamo fino in fondo perché eppure eravamo in vita, in visita presso il reale, presso le notizie di cronaca, le fattispecie del capitale. Le opinioni, gli equivoci quotidiani, si aprivano in noi come faglie sul fondo dell’oceano, e ne usciva una materia incolore, aliena, più simile all’umore di foglie in decomposizione, terriccio, carte abbandonate ai lati del viale. 



26/08/09

gherardo bortolotti: da "tecniche di basso livello"



84-85


84. In grandi masse, migravamo nelle pianure di un brand, in cerca di fonti più ricche di prestigio e di senso delle cose. Nel corso della settimana, la vita si limitava a particolari di secondaria importanza, come il caffè alla mattina, i ritardi dei treni. Alcune scene scollegate, fatte di interni in penombra, angoli con semafori, portoni, si presentavano come la nostra giornata, il nostro passato.

85. Nello stato di grazia della giovinezza, della perfetta condizione di consumatori, sprecavamo le occasioni per essere felici, per avere ragione su qualche cosa. Non capivamo il dolore e ne tenevamo conto distrattamente. Commettevamo, influenzati dalla stagione musicale corrente, errori senza riparo in occasione di amori unici, irripetibili.


68-69

68. Non era sempre ovvia la morale da trarre, il senso delle scene in cui comparivamo, ma l’articolazione di una frase generica, di una considerazione marginale sui particolari dei vestiti o delle facce, poteva bastare a restituirci alle nostre abituali distrazioni. La storia fuggiva in prospettive indecifrabili, e la guerra al terrorismo si astraeva. In molti ragionavamo sui benefici di un’ulteriore apertura del mercato dei servizi, in vista del conseguimento di uno status di perfetto liberismo e di intima purezza.

69. Nei pomeriggi d’estate, quando le maree delle fronde degli alberi, mossi dal vento lungo i viali delle periferie, accoglievano lo sguardo in ondate di verde e brusio, ci ricordavamo di momenti già vissuti e non diversi, di quanto eravamo stati felici, di quanto le distanze illuminate fornissero le prove di una redenzione in corso. Le poche parole che ci rimanevano da dire riuscivamo a rimandarle al futuro, alle ulteriori occasioni di riposo, serenità e comprensione.


206-207

206. Scegliendo di credere ai propri occhi, eve cedeva a un varietà di prima serata le facoltà di intendere e di volere che le avanzavano. Con il senno di poi di chi ha formulato troppi accordi a mezza voce, ambigui, con la realtà corrente ed il sistema dei media, riusciva a distrarsi fissando i particolari d’abbigliamento degli ospiti, la mimica della conduttrice. L’attenzione diventava talmente acuta che scordava, in modo immediato, ciò che vedeva.

207. Dalle regioni periferiche del benessere, in cui ci eravamo stanziati nei giorni della nostra giovinezza, dirigevamo i nostri sguardi oltre le feste, gli acquisti del sabato, le domeniche pomeriggio, e non vedevamo niente. La cavità dello stato delle cose era talmente ampia che venivano a raccogliersi, nella sua volta, cirri e cumulonembi.


175-176

175. Tentavamo di ricapitolare i punti di minor tenuta della nostra versione delle cose; cercavamo di approntare argomentazioni plausibili per superare anche i pomeriggi più estranei, le trasmissioni televisive più corrotte. La mattina, al suono della sveglia, ritrovavamo la naturale sensazione di dolore che ci accompagnava da anni.

176. Ai piedi della democrazia, sparsi nei nostri appartamenti termoautonomi, in ufficio, nei parcheggi dei centri sportivi, cospiravamo per sconfiggerla senza saperlo. Avevamo opinioni su molti soggetti che non ci riguardavano e, la sera, ci riunivamo attorno a qualche equivoco, come il telegiornale, i programmi di attualità, e prendevamo atto di ciò che era in corso, di niente.


20-21

20. Periodi di pochi giorni, in cui tutti avevamo modo di capire lo stato delle cose, la realtà della guerra, delle morti di massa, i bisogni del mercato, gli interessi e le alleanze che percorrevano il pianeta, mentre le versioni successive dei nostri pensieri, del nostro futuro, erano già pronte nelle redazioni dei telegiornali, negli uffici di marketing delle multinazionali.

21. Gli esperti ci assicuravano di avere nozione della politica nucleare iraniana, degli sviluppi della guerra in Iraq e le nostre case ci chiudevano fuori dalla storia, ai confini dei regni mitici di chi non è mai stato interpellato, di chi ha espresso opinioni irrilevanti. Le api stavano scomparendo. In alcuni scorci della giornata, nel mezzo del fine settimana, avevamo l’impressione di essere vivi e, quindi, irreali.





gherardo bortolotti

"tecniche di basso livello"

lavieri

80 pp. - 8,50 euro




> bgmole.wordpress.com <

30/04/09

gherardo bortolotti: tecniche di basso livello




Gherardo Bortolotti

Tecniche di basso livello


80 pagine, formato 23 cm, € 8,50

collana arno n.7 








207. Dalle regioni periferiche del benessere, in cui ci eravamo stanziati nei giorni della nostra giovinezza, dirigevamo gli sguardi oltre le feste, gli acquisti del sabato, le domeniche pomeriggio, e non vedevamo niente. La cavità dello stato delle cose era talmente ampia che venivano a raccogliersi, nella sua volta, cirri e cumulonembi.


Ai margini del mercato globale, tra i reperti di una giovinezza passata senza successi, le immagini del telegiornale, i frangenti più anonimi del quotidiano, alcuni personaggi-nome si aggirano in un apparato scenico di periferie, orari di lavoro, acquisti in centri commerciali. Una voce corale, intanto, ci narra i futuri ricordi del tempo che ora è presente e guarda, con una compassione senza riscatto, ai termini più ottusi delle nostre vite, di questo scorcio di secolo.

In una sorta di testo calviniano inceppato, a cui manca la stessa fiducia nell’ordine e il distacco ludico di un’ironia novecentesca, Gherardo Bortolotti propone una narrazione per brevi prose, scenari, particolari slegati. Senza perdere il senso del romanzesco, e anzi riscoprendo una specifica dimensione epica dell’ordinario, le sue frasi individuano le figure frante dei nostri giorni e le trame secondarie a cui affidiamo il senso di ciò che avviene (maggiori informazioni sul sito dell'editore)



23/09/08

Gherardo Bortolotti: Tracce






"Tracce" di Gherardo Bortolotti raccoglie i testi pubblicati sul blog canopo

Il file, in formato .pdf o .lit, è scaricabile dal sito
bgmole.wordpress.com



29/08/07

Gherardo Bortolotti: Diario di oltre confine


Tra le macchine parcheggiate, mentre si avvicina il momento di partire,
bgmole chiede, senza pazienza: “Non è forse l’ennesima esperienza di campi di dati interrotti, incompleti, in parte inattendibili?”

eve si alza dalla panchina, con la borsetta di tela a tracolla e viene avanti, dicendo: “Parli di percentuali bassissime di popolazione, edotte in modo quasi esaustivo dello stato delle cose, collocate in uffici dirigenziali ad ampia metratura o su aerei privati, in volo sopra il Pacifico. Ma dimentichi che siamo smarriti tra gli ordini di realtà che attraversano le nostre giornate, e che siamo veri in parte nelle statistiche sul traffico, in parte nelle opinioni degli altri, in parte nei profili sociologici delle agenzie pubblicitarie.”
Erano i giorni in cui le comunità tematiche venivano istituite su pregiudizi verso determinati locali. I giorni in cui interi settori della mia memoria, su diversi livelli e secondo dislocazioni ragionate, venivano dedicati all’immagazzinamento di tecniche di base: ricaricare la cucitrice, preparare un caffè, chiudere uno spinello, allacciarmi le scarpe e la camicia. Mi ripetevo che ero assediato da grandi quantità di affermazioni ragionevoli, del tutto inutili, e formulavo tesi provvisorie sulla fine del mondo e sui danni che alla verità avrebbe potuto arrecare.
bgmole si muoveva nel cono d’ombra di una profezia di fallimento, di imperfezione, dovendo, tra le altre cose, seguire l’inasprirsi del suo fronte interno, le minacce di diserzione delle sue espressioni e gli scioperi semantici in corso nelle strade del suo lessico, delle sue conclusioni affrettate. Vedeva transitare, lungo i suoi giorni e quelli degli amici, dei colleghi, differenti stili di vita, costruiti a partire dalle strategie di marketing delle multinazionali ed importati, oltre le pianure della distribuzione e della stampa specialistica, nelle terre sempre vergini del proprio gusto privato. Incamminandosi lungo il viale, eve riprese: “Usciamo da regioni sociali di livello medio basso, governate dalle deduzioni per analogia, dalle frasi generiche, dai pregiudizi più comodi al capitale. E intanto costeggiamo le zone interne dell’ignoto, favoleggiate nelle narrazioni sul progresso, sull’estensione del nostro potere sul mondo per mezzo di processori a 64 bit, o sull’ulteriore apertura del mercato dei servizi.” Intanto maree di contrazioni inconsapevoli le attraversano i dodici muscoli attorno alla bocca. “Ecco i golfi in cui i dati vengono ad arenarsi.”