11/08/21

riccardo cavallo : notes magico 1 e 2


leggo, avevo giudiziosamente, per avvertimento ermeneutico, aperto gli occhi, nell'attesa spasmodica del Verbum - Tuo -: quanto da Te elaborato, nel caldo della Tua officina, rasenta il 'metro' della Critica in posizione MetaCritica. non tutti gli abitatori dl tempo sono (h)militi (h)omini, ed ecco che Tu vai per i Tuoi Sette Dèmoni.

questo vo dirTi a un minuto primo di lettura:

Cavaliere, non passare invano innanzi al Monumento della Civiltà Solare, so che le sue fiamme potrebbero bruciare le tue ali, ma la prova sìa con te, o mio Cavaliere o Capitano dell'Atto con l'ausilio del tuo cantore preferito! come potrebbe saltare dinanzi con acrobata performativa il cavallo di razza e suoi Castore e Polluce? e si quieta, sul far della sera, chi, docile sangue aspiratore, è al raccolto del messaggio propizio.

il linguaggio: sempre più ambiente e meno dimora, supreme fiction o ens realissimum, labirinto  più che sentiero - Heidegger (perdutosi talora in vaghezze dopo il brief) l’ascoltatissimo Severino (nel quale poco si trova che già non fosse nell’inascoltato Giorgio Colli) come sfondi presenti ed insieme remoti, materiali da costruzione; però: orizzonti varcati, forse in direzione Borges-Derrida; ambiente, non rappresentazione di.

 Repertori labirintici. Ipergrafie. metagrafie: meta testuali? Cosa non lo è?

Qui si fa questione di un conio lacaniano, non l’essere parlante, che è fantasma aristotelico, ma il parlessere (parlare-essere), nel suo misterioso coincidere con i parametri stessi del vivente, anche se più che conio di lacaniana memoria potrebbe dirsi di italiano oblio, che qui si esigono referenzialità ed articoli consimili

contro scritture e pensieri.

Scrittura del segno stesso, detronizzazione dei paradigmi, prima che parole sono segni, semiosi illimitata (Peirce). Senza più darsi arie d’opere ed autori: ergàne, l’operatrice (ted. Bewirkerin, forse) è la scrittura, non l’autore o l’opera, ed è nella lettura che acquista interi cicli di vite successive e precedenti, un infinito numero di volte.


recognitiones-ii.blogspot.com




05/07/21

emil cioran / samuel beckett

Per intuire quello spirito singolare e isolato che è Beckett, bisognerebbe insistere sull'espressione “tenersi in disparte”, motto silenzioso di ciascuno dei suoi istanti, su ciò che essa presuppone di solitudine e di ostinazione sotterranea, sull'essenza di un essere situato al di fuori, che prosegue un lavoro implacabile e senza fine. Di colui che tende all'illuminazione si dice, nel buddhismo, che deve essere accanito come “il topo che rosicchia una bara”. Ogni vero scrittore compie uno sforzo simile. E’ un distruttore che accresce l'esistenza, che l'arricchisce scalzandola. …

da: emil cioran, esercizi di ammirazione (adelphi, 1995)




06/06/21

radical software

software zine from the 1970s : 10 issues (and many other stuff on the page) 

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