
"Tracce" di Gherardo Bortolotti raccoglie i testi pubblicati sul blog canopo
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Il Beccafumi trova la troia di benessere
Il Beccafumi si trovòuna troia di benessere.Il tenue profilo, la dipinsequasi occultata dal tronco dell'abete.Il cielo divorato dai rosa in fondo.Questa volta il Beccafumi erano in tre: in due specchidunque quattro, commentarono, e la nebbia saliva,dodici di loro, tutti traditori, fissi nell'immobilità della fugacon il bavero di pelliccia rialzato(Huineng: non c'è specchio)
lucio fontana: io sono un santo
Il Beccafumi nel fumoirVide dio: chiamandosi teneramentee per ischerzo guidogozzano o dylanthomas.Era quetzalcoatl, il serpentela grande bestemmia, il bludipinto di blu, il loico, il libidico,il teologo, non si occupava se non dell'invisibile.Presto arriveremo a durango, o a bisanzio, làdove il punto di vista crea l'oggettoe fra due fiumi come il tigri e l'eufrateo dove gioca la croce del sud in uno specchio tremulolì dove c'è una stella, una stellache usciremo a rivedere, fanciulla,sacra prostituta, manto di giaguarosei questo viso che ride d'ogni sciagurae di tutte le catastrofi, questo scheletro perlaceo che non è più un discorso, che non lo è mai stato.Piange al capezzale dell'estate,prevede scene turche, negre, torinesi,sarà autunno felice per lunghe ombre nel pomeriggio,aiole abbandonate, fumo fra i docks, arrivando come se fosse un'albae l'esperimento della gran vacuità.Un sogno di vento: non è il diamante,non è la sfera di cristallo:la bolla, solo la bolla.Di ottobre in un respiro lo stradario follela fine del sonno di millenni, la colomba,l'interminata veglia che fu un concerto sospesolo scorso settembrenel corridoio degli affreschi,ritornare sui luoghi, sul luogo, tutti i luoghidove respirava, dipinto forse in forma d'isolanel box, d'angelo o di nera nube, densa e gonfia.
vivienne sato: untitled (1998)
Le otto eterotipie del BeccafumiRetrogadante granchiolo sguardo bolliva acque la palude fumava da moltoaprì pianissimo le chele fisso nella lentezza del motouna tenda fu scostata lasciando vedere la scena in cui si nascondevaavrebbe bevuto tuttogocce calde brillavano sulle sue labbra in figure di passaggio e fuga (uno)fumo azzurro guadagnava un soffitto di crepe (due)stringeva in mano un piccolo bicchiere (tre)i suoi occhi ascoltavano suoni fluttuanti (quattro)vedeva navigare la luna tonda a velocità folli fra le nubi (cinque)correva di notte su un ponte altissimo ridendo a squarciagola (sei)diveniva immortale fra le montagne (sette)guardandosi in uno specchio incrinato si faceva penetrare (otto)
prologoella tacevaaffondata e sospesa nel silenzio altissimo dei suoi occhi, il Beccafumi concertavatraveggole e fughe, fra scorci scombinati e lascivi.Un esercizio elisabettiano, per una sola manoinizierebbe così: se vi fosse piuma, petalo, anelloo soffio, qui un segno (mi) è dato, degli occhi di ellail silenzio immenso, saldato alla piega che non è piega, e che cancellatutte le parole, intelaiatura materialisticadel profumo e del sogno, e finirebbe cosìpress'a poco: ella taceva, affondata e sospesa.ritratto (II) con paesaggioPer qualche regina uscita un giornodal nero della terra nera uscita un giornodella nera terra.Per te il ventaglio schizofrenico dei gesti.In una valle che vapiù su più giùin un quadro perduto, in una perditaché musica, in una musica che di luce perfonde le cavità bagnandole,i rosoni -eccetera- dove il Beccafumi sorrise,una volta ancora escogitatala fuga.e fu impaginatura libertycon accenni ed accenti che il Beccafumispiava floreali, capocchie rosa o grigio fumé: fupoeta persiano nella portineriajolly di memorie, nel mazzo centrivoco e centrifugodelle sue carte, che teneva sparse e riposte ovunque.magicamente (ripeto: magicamente)la figura fresca di lacche e di terreiniziò: prese a direnel forse nel può darsinel certo qual senso nel su per giù.Il Beccafumi taceva in un ascolto convesso,di una convessità nomade, in fuga e cheperdeva sangue, logicamente.Poi proseguì con il non è un vizio è un'arteperché, così.
franz von stuck: sinnlichkeit