1.7.13

Leo_Bloom (Gianluca Garrapa)




s’apparta a uno dei quattro angoli base e poi fa il giro intorno, opera la quadratura mentale del
cerchio per trovare una dispepsia adatta.


segue con la coda degli occhi il corpo del suo corpo-asino che imbocca la carota dell’amore verso il
burrone come nel romanzo dello Wallace.


, come a riscaldare tecniche mnemoniche e lontane, rivagolò la mente su ghiaccio&sabbia&sogni
come ragnatele in zinco tra furiosi lampadari.


traversa guadi d’alghe&granchietti morti pancia in su arsi in monotone buche afose salate: chele di
terra abbracciano il mare nella caletta.


ama d’un odio senza rancore; la figlia del cmdr. ausculta parsimoniose vette di neve stronfiate da
aliti di vento immorale. L’amore è porno.


a un certo punto svettò come un pinnacolo gotico addosso a un occhio che studiava il contorno
come una lampara priva di suono ronzante. Sic.


, che conta l’equipaggio di uomini chiusi nell’armadio positronico che legge le intenzioni&che
perde il filo, sa l’esatto contorno del caos.


non chiede mai il meglio da chi gli può concedere solo il peggio con molta più grazia che se
fingesse di essere grazioso sul serio. Noi c’è.


trascende l’afa disoccupata in brodi browniani di gozzoviglie fonosimboliche. S. e l’amore
stabiliscono tregue a insaputa di Leo che ripete.

indossa superfici di nomi sdraiato a due metri da terra&Rasmussen ne coglie l’oppio spermico. Nel
sonno accadono piccole morti. 1987. Amen.


affronta un reticolo iperboreo di linguistica olezzante&cade in piedi sul lampo fermo-immagine del
lago, tratto a spada dall’aurora di Bohr.


, Siwa; scorge orme fino all’epicentro liquido della vegetazione e poi il pinnacolo di una nave e poi
un uomo che affonda i denti nell’aria.


in men che non potrebbe dirsi, senza cadere nel maneggio capillare dell’assurdo, ha rovinato tutto
mentre albeggiava qualcosa d’immenso. Ka.


pulisce bruscoli di sabbia dal bordo della bocca immensa di Rasmussen conciliante e freddo. La sua
bomba-monumento trae dilazioni esplosive.


non ode che il limite, a oltranza, diventa una regola differenziata e il coibente del qui vs dopo.
Polemica col poco dell’aurora calma. Sat.


segue i profili elettrici dei monti e salta trasmettendo apici&pedici di noiose paranoie illuminate,
paradossali&logiche allo stesso tempo.


, nel bel mezzo del bruit di mezzo sospeso tra il nulla&l’infinito, scorge la figlia del cmdr. nel volto
immaginario del miraggio. Fine. II.
nomina l’uomo che vede trascorrere nel cielo boreo di aurora: è un millepensieri giovane
schiacciato tra le commessure delle pietre. 1Epoca.


, narici di aglio fritto&disinfettante. Nella chiesetta ragiona: “Ci si arriva fino ad un certo punto”.
Incontra Ibn Arabi e lo segue. Come?


, estate89, mare. Lady Morgana prossima a svenarsi dentro un libro di fiabe. L’immorale
dell’agnello in fabula. Stracci piramidali e sangue.


bisbiglia frasi troppo sensate addosso alle pareti fluide del cubo glassato nel deserto. La Cura degli
altri che guarisce dal Sé. Mondo. Om.


spiegazza la tovaglia della storiaccia a un V. sempre più lontano a non-comprendere. Trucco
fonosimbolico: il sole fa crepitare lamiere. Up.


con Rasmussen sul tragitto col fu-cmdr. e che finì nella sabbia. Narra dei propilei galleggianti sui
fori del Pack. V. non ascolta&lo crede.

nel pieno dell’Altro scopre la quantistica degli sguardi erotici (S. vola tra chissà quali dove);
Pseudo-Rasmussen: un pesciolino d’argento.

si perde nell’era-piccola-e-poco-filosofica ora-biblioteca-di-filosofia. Il vaso capovolto di Lacan;
due ragazze che scrutano ormoniche. Es.


alza lo sguardo al cielo e mantiene gli occhi puntati in dentro: dispercepisce la realtà e immagina
stillicidi di cascate Godafoss. Casto.