4.9.08

Riccardo Cavallo: da "Cicli del Beccafumi" (1993)



prologo

ella taceva
affondata e sospesa nel silenzio altissimo
dei suoi occhi, il Beccafumi concertava
traveggole e fughe, fra scorci scombinati e lascivi.
Un esercizio elisabettiano, per una sola mano
inizierebbe così: se vi fosse piuma, petalo, anello
o soffio, qui un segno (mi) è dato, degli occhi di ella
il silenzio immenso, saldato alla piega che
non è piega, e che cancella
tutte le parole, intelaiatura materialistica
del profumo e del sogno, e finirebbe così
press'a poco: ella taceva, affondata e sospesa.


ritratto (II) con paesaggio

Per qualche regina uscita un giorno
dal nero della terra nera uscita un giorno
della nera terra.
Per te il ventaglio schizofrenico dei gesti.
In una valle che va
più su
più giù
in un quadro perduto, in una perdita
ché musica, in una musica che
di luce perfonde le cavità bagnandole,
i rosoni -eccetera- dove il Beccafumi sorrise,
una volta ancora escogitata
la fuga.


e fu impaginatura liberty
con accenni ed accenti che il Beccafumi
spiava floreali, capocchie rosa o grigio fumé: fu
poeta persiano nella portineria
jolly di memorie, nel mazzo centrivoco e centrifugo
delle sue carte, che teneva sparse e riposte ovunque.


magicamente (ripeto: magicamente)
la figura fresca di lacche e di terre
iniziò: prese a dire
nel forse
nel può darsi
nel certo qual senso
nel su per giù.
Il Beccafumi taceva in un ascolto convesso,
di una convessità nomade, in fuga e che
perdeva sangue, logicamente.
Poi proseguì con il
non è un vizio è un'arte
perché, così.



franz von stuck: sinnlichkeit