12.12.07

Riccardo Cavallo: Fogli tirati via da pagine già pubblicate


estinti e Yeats a trascriverne il suono in versi immortali, canon perpetuus super thema regium; la fanciulla impubere posseduta contra naturam dal nano malvagio nei reami sotterranei davanti al camino acceso fra pentole ricolme d'oro e forzieri che celavano invisibili ricchezze, il ridente raggio di luce che la fiamma gettava sulle sue spalle e la sua schiena nude nella penombra, un facsimile strutturale omologo alla situazione di Elena sodomizzata tredicenne da Teseo, indi rinchiusa nella rocca di Afidna. Quasi fosse possibile circoscrivere alI'interno di un modello funzionale l'entelechia, dispiegata non altrimenti che in catastrofi, di un simulacro. "Me ne fotto della morale dell'umanità, come d'altronde di tutto il resto" precisava con acutezza Céline, evocando una bolla d'infando dolore, cumuli di biancheria stirata nell'appartamento materno, qualche stazione della metropolitana più in là, circa una quindicina, si udiva "fammi sentire il tuo froufrou". Scesero dal marciapiede in ritardo di quattro minuti, lui guardava il morbido movimento dei seni sotto il lungo abito da sera di lei, il traffico parve fermarsi. Le relazioni presentate erano tanto più incongrue tanto più si volgevano a giustificare eventi e soggetti: fantasmatiche causali, sensi di colpa ininterrottamente retroagiti nel discorso e attraverso di esso. Fra il blu e il nero della notte ci si immerge, o a dir meglio si svanisce in una sorta di meditazione profonda, nella quale notoriamente ogni sforzo si estingue. Oltre l'enigma del nome segreto del nano e dell'eroe non lontani sono gli indizi di Myrthenfraulein e l'istantanea venusiana della principessa - cui il vento sollevò il vestito (che anticamente stava ripiegato in un guscio di noce) fin quasi a toccare le falde del largo cappello di paglia, scoprendo un rado vello rossastro fra le sue cosce, inaspettatamente grosse appena fasciate come da una strettissima velatura di fumo; in un improbabilissimo commentario alla trasparenza la difficoltà massima consiste proprio nella coscienza dei propri cosiddetti strumenti: se si tiene conto che questi non sono affatto degli strumenti, valga come esempio il linguaggio. Non diversamente i colori: l'estrema difficoltà di nominare un colore unitamente all'essenzialità di nominare i colori, tutti colori deriva dal fatto che si cade incessantemente dalla monografia all'invocazione, e viceversa, per finire in una meditazione non più tematizzabile sotto alcuna rubrica. Al punto di confluenza fra la narratrice di fiabe e l'ascoltatrice nient'altro che il sogno. Era il sogno a vocalizzarsi nel suo stesso interno, Iris il nome della messaggera. La temporalità: mera ipotesi fra ipotesi, per giunta epochizzata, va a determinare ulteriori complessificazioni nel riquadro della banda orizzontale riccamente illustrata, luogo per definizione del racconto, e proprio in virtù di questo strutturalmente infedele alla sua