8.12.16

Qu yuan: Le domande celesti (tianwen) -vv I-II


Procede con il dire: quanto al cominciamento dell'antichità
chi ne trasmette la via? (tao)
dell'alto e del basso senza forma
che distinzione si può fare?
la notte ed il giorno avvolti di tenebra
chi ne traccia il confine?
solamente immagini in confuso turbinare,
come riconoscerle?
luce la luce, tenebra la tenebra,
a che tempo accade?
il principio femminile e maschile (yin-yang) in uno
quale radice, quali trasformazioni?

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Di Qu Yuan, il maggiore poeta cinese di epoca preimperiale ed uno dei massimi in assoluto, vi è già stata occasione di parlare. Siamo avanti ad uno dei culmini della sua avventura; basti considerare che il testo qui offerto deriva dai primi tre (!) versi del Tianwen, cercando di coglierne, con l'ausilio della presente prova di traduzione, la complessità e la densità. Le domande sono qui enigmi che non attendono risposte, semmai ulteriori enigmi (se ne susseguono per altri novantadue versi di analoga configurazione): eventi esposti in forma interrogativa, neppure lontanissima da quella della coeva Grecia sapienziale descritta da Giorgio Colli. Il cosmo come corpo e probabilmente viceversa, dentro il viaggio sciamanico. La recezione di tale nucleo strutturale è stata per lunghissimo periodo ostacolata dall'equivoco, alimentato sia dalla critica cinese che da quella occidentale, sul "lirismo" e sul carattere "prescientifico" della letteratura taoista (altra vittima ne fu Zhuangzi, il prosatore supremo di questa tradizione); tali distorsioni hanno adombrato gli elementi archetipi e le strutture profonde (da intendersi anzitutto in senso topologico: uscite da "sé" e dal "mondo") e solo recentemente è divenuto possibile affrancarsene.