21.4.12

Ditlinde Persefone Mendez: Algoritmi




ferma come il tuono la seggiola di chi lo cerca è stabilita oltre il vuoto dello spazio, oceani di sorprese, oasi faunistiche introvabili altrove, prodotti catastrofici e smargiasse immerse nell’ossigeno o nel mercurio bramose di annientar cervantes e compiuta donzella, zazzere poco linde a bordo di pick-up scarlatti e nerborute dottrine sortite dalla roccaforte delle margherite, perfido clima bofrost che non vuole finire e ancor più deliranti vicissitudini, inverosimili riciclaggi in darsene dell’ergastolano, strabilianti iniziative psicosocioeducative in un’urbe sempre più catatonica, fitte compilazioni e spilorci benedetti da massoni deviati o altri seguaci del saccheggio scoordinati da dinamismi particolarmente anali, fosche industrie di fotocomposizione di cialtroni inamidati che tutto stravolgevano e uccidevano chi gli passava davanti sfoderando insultari moderni tra ficus in plastica, ritratti di sandonbosco e ghiande miracolose, coriacee leggi di mercato o aforismi borsistici, occhi di fiamma e dita come uncini d'acciaio, striminzite royalties su chimeriche operazioni, portentosi universi della caporalesca imprenditoria, meglio una fuga in polinesia o una trasfigurazione in pavone, frattanto circensi avvenimenti, individui distrutti dai palagi governativi o da storiazze con genti omeriche entusiaste scompagnate da connubi asfittici, ampollose meditazioni e futili sessioni marziali, restituire la spada in cambio della propria salvezza, esperienze iperboliche e altri stati alterati, svuotamento di fitti depositi esistentivi tra vini prestigiosi e sontuosi carichi di narrazioni non proprio telegrafiche, in mancanza di perfetti arsi sul rogo cottura di carni rosse e del genere femminile, la sua presenza lo deteriorava quindi si vedeva costretto suo malgrado a interrompere i rapporti di frequentazione, da tempo sognava di essere pressato da una radice quadrata, si addormentò finendo in un pascolo poi in un canale e in una serie di arbusti, cataloghi di tutti i mali dell’universo e delle virtù di fidanzate a modo e perbene munite di cerchietto antistupro, giona nella balena, casacca spigata e pacco-dono, dopo il desco la giostra davanti al padiglione, la bella fanciulla gli riappare ed egli apprende che per toccarla deve morire e lasciarsi togliere la parola o dilaniare il sovrano della clorofilla, epiloghi terrificanti di chi è affranto da numeri e moduli, erano stati insieme a sciare e avevano rimorchiato due slavate pretenziose, narcotico cicaleccio saturato di stoltezze ricucite in tempi minimalisti, faticoso stanare la vita internautica di anastasia di sirmio, inadeguati slanci psichici per catturare sgangherate tradotte, affrontare moltitudini ossequiose, mostrarsi risoluti o vendicativi, ya viene el dia, nel trambusto un genio sprovvisto di lampada, la chiave di volta di un mondo armonioso, apertura, confronto, forza trainante, ventaglio di valori e talenti, condivisioni di una storia collettiva dalle polarità mutevoli, più funesta del colera, fiacchi protocolli per dire che era preferibile infilare l’uscio, cappuccio con brioche per pensieri vitaminici o azioni più programmatiche a seconda del santo del giorno, dalla grigliata alla trattativa fatale, esseri angelici s’aggirano con ali in cartapesta tra la sequenza di disorientati nei ridenti corridoi accalcati, s'inoltrano con l'arpa e nella selva dove incantano le fiere s'inselvatichiscono, che tripudio di leggiadria, così sia