21.8.08

Particelle Instabili: Crudo


prima
rimbaud rimbaud, pensavamo
rimbaud
noi al caldo e i piedi stesi sotto al banco
credevamo i muri essere sogni
e i versi
ali
e sregolare ci pareva, sonnecchiando, quasi uguale a prevalere
come rimbaud-suole-di-vento c'è nessuno, dicevamo
e quando ho finito le scuole
e pure c'ho messo che più ne potevo
sono andato in una fabbrica di gomme
bene bene
tutto il giorno dietro a un nastro
e una squadra di arabi
dove in arabo passavano
barzellette
su di me
butta gomme nella bocca di una bestia che si chiama talcatrice
un dio tossico di sbuffi
e presse e mazzuoli
sferraglianti
e una doccia di roetghen
e un tributo di dita e di mani appena sgarri
e il nastro qualche volta ti mandava un po' più gomme
e qualche volta meno
sempre troppe
così devi prender la vita, mi diceva il collega
con accento
evemeristico
e persi i capelli
e persi il cazzo
e persi rimbaud
che duro, là dentro, non credere ai muri
e un tizio che era lì da quarant'anni e mi somiglia
diceva
se vuoi andare avanti hai solo un modo
non pensare
e così fu che un bel giorno
imparai
a non pensare
mi dissi toh guarda,
non penso
e stavo bene
e quando un compagno di scuola crepò
che era sui venti
come
rimbaud
che morto a venti scappò in africa perché non si sapesse
quando seppi che il mio amico era morto
sregolato
nei cessi del treno
una sciabola al braccio
e una in fronte
ecco, non ci vidi proprio niente di poetico
di nobile o maudit
proprio niente;
è al bar, che me lo fecero sapere, nel mentre di una birra
e manco smisi il sorso
e la mattina dopo
ero in fabbrica, ovviamente,
come sempre
come sempre,
e c'erano più gomme che mai