10.10.07

Riccardo Cavallo - Ditlinde Persefone Mendez: Concerto per oggetti trovati e scatole nere (1/3) (1991)


Le opere erano tascabilissime, donde sterminate godurie - in pochi preziosissimi foglietti quadrati - l’universo circostante d’una scempiaggine drammatica. Vi si imbatté. Titolo: ambrafiction; fine messaggio.
Cesare Pavese la vide, la dea sulle colline; si spaventò moltissimo. Beppe Fenoglio ne scorse l’ombra corposa nel verso degli elisabettiani. Tu la vedesti la dama del lago - per poco non ci lasciasti la pelle, la seconda volta fosti sua per sempre. Vite fatte per imparare e vite fatte per essere vissute. Questa è una vita da vivere. È un universo parallelo. Così assistendo alla genesi dei mostri e contemplandone il luogo informe, in un tempo indeterminato, ci si diletta, fuori dalle illusioni del divenire e delle sue fissazioni. Dal profondo di quale kashmir certe soteriologie fino a qua. Una fanciulla così esile ha trasformato il mondo (in che cosa?): costanza e precisione. Con una mano al testo infinito e l’altra infilata nei collant: quale delle due toccasse una divina vita, forse entrambe. Celebrando dell’Italia il crollo linguistico con atti stilnovistici adorabili - forse era un arcano sortilegio vichingo dal fondo inaccessibile d’una leggenda, ove s’occultavano beni tanto preziosi quanto ignoti, forse anche e magari una delle dark ladies - le linee sono calde. Un bisbiglio dell’arcangelo Raffaele, far ritorno alla spiaggia dove Rimbaud ha messo alle spalle la presunta geopoliticità dell’Europa, con tutti i suoi terrori che corrono sul filo un po’ di qua un po’ di là. C’era figa? Droga?

(continua)