14.4.07

Laura Silvestri: L (dall'Antigone)

I. ...ogni parte del tuo corpo avrà i segni del disastro, dell'inutile catastrofe, le braccia, le dita, il tuo ventre che già si sta sfacendo, le ginocchia, i piedi che male ti hanno condotto, lasciando tracce di sangue al tuo passaggio. Conta bene, ti dico, di quante immonde parti è composto il tuo corpo, perché alla fine del lavoro ben poco di te resterà. E prega che qualche brandello possa un giorno trovare sepoltura, che qualcuno dei tuoi vivi ti venga a reclamare

A. Sepoltura... Ne abbiamo. Di cattive morti. Senza rito. Senza saluto. Mi avessero lasciato qualcosa. Ungere il petto, le cosce, i calcagni martoriati. Fare stoffe di corteccia. Scavare nelle radici aeree di grandi alberi un letto oscillante, vegetale e puro. Mi avessero lasciato almeno le ossa, per lavarle nell'acqua tiepida. Nella cenere calda tracciare il disegno del volto. Dare. Il sonno. Pace.

L. Guarda che belle parole ti escono adesso. Pace. Ma lì, nella tua bocca nera, e
come un soffio di lebbra, inarrestabile, mortifera. E' meglio per te se non la ripeti, qui, in mezzo a noi. Un fiato osceno, impronunciabile, ha spazzato le nostre strade, dilagando, oltre finestre sigillate, e blindature, e crepe. La nostra pace è un'infinita bruna combustione. Il nostro sonno vive di macabri balli, scomposti, di un infinito spalancare bocche, sospesi nel vuoto. Ma lo sai che la città è piena di banchetti, davanti alle porte delle case, ovunque mense funebri, come se nessuno ormai potesse più vivere dentro le stanze... (...) Che dici, ti basta, o hai bisogno di altri dettagli, porzioni di orrore?

A. Nessun legame, ormai. Non potremo ricostruire. Come dire. Spiegare. Come
una straniera. Come un parlare di spettro. Se chiedono di A. dite che l'avete vista andare verso. Vado ai miei

I. Ehi, piccola bestia, attenta a parlare di parentele. Potrebbe costarti caro...(...)